Domenica 25

Alle 10.30 arrivo ed ecco Bruno Capatti, ci abbracciamo felici per essere di nuovo qui a esprimere i nostri pensieri a sperimentare le nostre idee sull’arte.

So che Ettore Tomas deve iniziare il suo lavoro di street art e Claudio non sa esattamente cosa dirgli, così appena lo vedo pronto con i suoi pennelli e colori, gli indico il brutto muretto all’ingresso di Creativa e lui comincia. Ma Claudio mi chiama e mi dice che c’è un problema da risolvere, a parte quelli soliti!! Quando io sono andato via Lucia gli ha chiesto che cosa era successo perché questo tal Petrini l’aveva affrontata per dirgli che l’incontro avrebbe dovuto mettere dei limiti. A noi!?! Che siamo l’associazione “Oltre i limiti”!!! Saluto i presenti, Eugenia Serafini è già partita ed ha lasciato i saluti ed un suo tagliente commento su l’affaire. E’ arrivata Antonella Porciatti ed il Gruppo Arte Poesia di Reggio Emilia con Claudio Bedocchi, Roberta, Giuseppe, Daniele… Patrizia con Grazia, la compagna di Tito, sistema il videoproiettore. Non vogliamo perder troppo tempo ed affrontiamo subito il dibattito. Claudio spiega a tutti l’accaduto. La reazione è immediata. Tutti sono d’accordo. Lui vuol dire la sua, bhè! Noi diciamo la nostra! Semplice! Lui è uno noi 60. Evviva l’arte! Quindi annunciamo i programmi e le novità per il prossimo anno ovvero il decimo incontro. Chiediamo le impressioni dei nuovi arrivati che sono molto interessanti ed entusiaste. Umiliacchi fa il punto della CreaZine: chi ha ancora dei materiali da dare o idee da pubblicare si faccia avanti! Alberto Vitacchio mi consegna due CD con le sue performance sonore. Proiettiamo il video di Andrzej Dudek-Durer, molto bello con una musica estremamente interessante. Sono ritornati Vitiello, Romeo e Daidone, non sanno niente dell’affaire, così gli spiego l’accaduto. Tutti e tre concordi, appoggio incondizionato. Proiettiamo il video di Gunther Ruch su un progetto di Mail Art svolto a Ginevra durante una settimana. Io prendo il momento per preparare alcuni miei libri da dare a quelli che stanno per partire. Valentina Calandrina mi chiede se ho qualcosa sulla poesia visiva per la sua tesi. Gli do il mio libro “Dalla poesia visiva analogica a quella digitale”. Intanto proseguono le proiezioni con brevi filmati di Tito Truglia. E’ l’ora di andare alla Tavolata Poetica. Svicolo via con Gianluca Umiliacchi tra i gruppetti che si muovono chiacchierando verso la mensa dove Aldo Cerasuolo ha impostato la sua azione. Un tavolo con sopra disposte una serie di riviste di quelle più improbabili a Creativa, Donna, Bella, Snellissima, ecc. Ad ognuno degli entranti fa scegliere una rivista, lui la sfoglia, decide una pagina, la strappa, la timbra con ALT! e la consegna. I cuochi ci attendono, sono gli stessi, ormai ci conoscono ed è una consuetudine creativa tanto che ci hanno apparecchiato con i fiori! Mi posiziono in un tavolo a parte che è più alto e ci posso entrare, da qui domino la scena. Dopo l’immancabile sugo di cinghiale su raviolotti (ma ci sono anche all’olio per i vegetariani) ed una insalatina con vitella, decidiamo io e Claudio di distribuire le 45 strofe della poesia epica scritta a quattro mani.

Inizia Claudio spiegando un po’ l’origine, quindi uno ad uno, chi con enfasi chi sul tavolo o seduto e sottovoce legge la propria strofa di questa strampalatissima e boccaccesca epica ma con grande ilarità di tutti. Ci stiamo alzando per uscire quando Aldo Cerasuolo ci chiede di concludere la sua azione leggendo a voce alta il titolo della pagina consegnata ed è un ALT! senza confini. Anna Boschi e suo marito Gianni ci salutano felici di aver trascorso tre giorni in questo clima. Anche Valentina Calandrina deve partire, il suo viaggio è molto lungo, parte contenta dell’esperienza. Raimondo Del Prete lo stesso. Mentre Francesco Mandrino avvicinatosi alla cucina declama ai cuochi, come ringraziamento, due sue poesie dedicate alle donne ed alle mense aziendali. Bisogna uscire. Dudek deve fare la sua performance all’interno della stanza dove tutto è pronto, ma non si trova. Io, Claudio e Giampaolo facciamo il punto per il pomeriggio. Solo Claudio è titubante per la piazza, ha paura della pioggia ma poi concorda con noi. Maurizio Vitiello, Maria Pia Daidone e Nando Romeo devono partire ci ringraziano e ci salutano con la promessa di comuni progetti futuri. Entriamo tutti nella stanza già oscurata, Dudek è pronto e fa partire il videoproiettore. La sua musica intensa e spaziale ci avvolge, lentamente stende un lungo foglio bianco sul pavimento, estrae un catalogo di opere di Durer, accende un lumino, si toglie le sue clamorose scarpe, pone tutto in fondo al foglio e si siede in meditazione mentre il video scorre alle sue spalle. Si rialza prende il catalogo e con gesti misurati ne strappa, una ad una, 8 pagine che ricompone sul pavimento attaccandole con del nastro adesivo. Riapre la sua borsa ed estrae delle ciotole d’acciaio che batte rumorosamente, poi un cellophan che allarga girando intorno al lumino: sembra un lungo velo da sposa fragoroso. Chiede aiuto a Christiane Daligand e a Carla Bertola che adesso fanno volteggiare il cellophan davanti alla proiezione con notevoli effetti cromatici. Dudek indossa dei guanti gialli e con la vernice scrive sopra al collage di immagini “copyright by A.D. 25.V.08”. Poi lo porta sul lumino e lo fa bruciare, lo tiene in mano fin che può, poi lo lascia cadere su una ciotola d’acciaio dove termina la combustione, la stanza si è riempita di un fumo acre. Saluta e ringrazia. Io fuggo fuori. Scoprirò in seguito che le ceneri, chiuse in un foglio di alluminio, le ha lasciate a me insieme al video ed al suo libro fotografico! Ettore Tomas, in ginocchio e con i pennelli in mano, ha quasi completato il suo lavoro in verde e bianco, adesso il muretto è vivo e sembra raccontarci una storia senza tempo! A questo punto derogando dal programma, a causa della richiesta pressante di Ana Milovanovic, dobbiamo andare a vedere la sua performance alla Pieve, non è lontana ma è dalla parte opposta della piazza!! Mentre attendiamo di metterci in cammino, confusi dalla notizia di un matrimonio in corso e in seguito risultata non vera, ecco arrivare Liliana e Giovanna Ugolini preoccupate di non vedere nessuno in piazza XXV Aprile. Spieghiamo la situazione e andiamo… fortuna che il sole è clemente! Ana, vestita e avvolta di celeste, è seduta immobile sul piedistallo della croce nella piazzetta antistante la Pieve. Il silenzio e la bellezza del luogo s’impone. Ci disponiamo intorno in attesa, ma lei non si scompone e prosegue la sua immobilità. I minuti passano. Il caldo comincia ad essere opprimente. Aurora, la custode della Pieve, vedendo l’assembramento apre le porte, gli artisti ne approfittano per una visita. Un movimento. Ana giunge le mani, invoca, si lascia scivolare, si inginocchia e poi cade si rovescia sul pavimento. “Madonna a Majolika (omaggio a Luca della Robbia)”. Fine. Ci chiede se può fare un’altra performance. Nooo, si è fatto troppo tardi. Via tutti verso la piazza. Nel frattempo Claudio e Giampaolo hanno portato e montato l’impianto sul palco nella vasca. Appena attraverso la strada mi viene incontro Gianni Broi felicissimo di essere ritornato. Liliana Ugolini invece mi dice, dandomi i due libri delle autrici, che Mariella Bettarini e Gabriella Maleti non potendo più aspettare sono dovute andare via. Rimpiango amaramente il ritardo. Intanto Dudek ha incontrato Ghenia, la signora polacca che viene ad aiutarmi, finalmente può parlare e conoscere più a fondo la realtà in cui si trova. L’Assessore Bencistà mi chiede come sta andando ma basta guardarsi intorno per vedere l’intensità della situazione.

E’ il momento di Bruno Capatti che ci fa spostare verso il marciapiede interno. Ha una sedia, una polaroid, un giornale, un gesso, con questo scrive sul pavimento “Prigionieri della storia”. Appoggia la sedia con lo schienale a terra e con il giornale aperto in mano si siede in quella scomoda posizione. Chiede ad alcune persone di scattare una polaroid, nella foto sembrerà come Moro seduto ed appoggiato ad una parete. Adolfina De Stefani ha disteso sul prato un grande foglio bianco, è il suo momento e ci spostiamo tutti intorno a lei vestita con una lunga tunica bianca. Dispone lungo la linea mediana 7 libri bianchi, il suo assistente Antonello Mantovani gli porge una ampolla con del liquido nero, lei apre il libro che ha le pagine scavate al centro, ci versa del liquido e poi con un martello bianco inchioda con alcuni chiodi bianchi il libro. Ripete l’operazione sette volte sgocciolando sempre più all’esterno del libro. Si alza, legge una frase di un autore ed incolla quella sul libro. Sono di autori molto provati e frasi intense. Sul palco è il momento della giovane poetessa Antonella Porciatti che legge tre sue poesie. Fulgor Silvi ci riporta nel prato dove seduto apre la sua valigia, tira fuori una radiolina, la sintonizza e la mette sull’erba, ripete l’operazione con altre 5 fino a creare solo confusione, estrae un cappuccio nero lo indossa, dopo un minuto si alza e tira fuori dei bigliettini di carta, gli lascia cadere su un piattino. Infine prende il piattino e viene fra il pubblico invitandolo a prendere un biglietto dove c’è scritto “Elogio dell’assenza”. Di nuovo verso il palco dove il “Laboratorio SuoniDanza” inizia la sua performance. Irene fa un cerchio di terra mentre Claudio diffonde le sue note stravolte e distorte, quando inizia il testo “Terra bruciata”, Irene porta sacchi di immondizia, gli svuota, sistema dei pannelli di immagini deliranti sui rifiuti. Poi seleziona e raccoglie l’immondizia. Prende un vaso ci mette un po’ di terra, ci pigia un seme scende dal palco e fa seminare ognuno di noi. Liliana Ugolini ci riporta sul prato. E’ comparsa coperta di veli colorati, mentre parole, frasi, incroci di racconti, brani di fiabe escono dagli altoparlanti, sembra una donna araba! Comincia a toglierne uno alla volta fino a rimanere con una maschera dorata, estrae dalla tasca dei fogli ritagliati, bambini stilizzati che fa volteggiare nell’aria. E’ il suo “Bellezza”. Bruno ci saluta, la famiglia e un bel viaggio lo attende. Si sta bene, il clima è buono, la piazza con gli alberi è bella, gli artisti rilassati e concentrati, se non fosse per le auto che transitano sarebbe un luogo ideale. Gianni Broi col suo seguito di valigia, borsa ed ombrello ha piazzato un bersaglio in terra e con una palla cerca di colpirlo ma sbaglia, sale sul palco apre la valigia, estrae dei giornali legge dei titoli sull’amicizia, sulla tolleranza ma nella sua situazione sono insulsi e gli straccia cacciandoli in un sacco, prosegue con oggetti, pupazzi di stoffa, animaletti di plastica, anche questi tutti nel sacco. Infine apre un foglio, è un cerchio con una colonna e due alberi stilizzati scende dal palco e lo fa firmare al pubblico “Se amico non è solo una parola”. Francesco Mandrino declama il suo “ALT!”. Carla Bertola legge una pagina dal suo libro “Uomini esemplari”. Segue Alberto Vitacchio con una declamazione su “un testo nel con-testo che non fa testo e non è un testo…”, quindi Carla invocando le pari opportunità per gli uomini lo richiama per fare una poesia sonora a due.

E’ il momento del Centro di Poesia Cultura e Arte di Reggio Emilia con “La Verità, vi prego, sull’amore”. E’ un recital di poesia, uno scambio alternato tra personaggi che costruiscono attraverso le poesie delle storie di donne, uomini legate a vari aspetti dell’amore, la voce di Roberta Bedogni entra in sintonia con quella di Claudio Bedocchi o in contrasto con quella di Giuseppe Ombrini il tutto sottolineato, marcato o diviso dalla chitarra di Daniele Cavedoni e dalla sua voce che canta con voce roca. Al termine parlo con Roberta Bedogni e Claudio Bedocchi a proposito del recital e dell’intemperanza di uno spettatore che protestava per la lunghezza e di ciò che si può fare nel campo della performance poetica, dei tempi, dei tagli, dei cambi e dell’accumulo di tensioni che può creare ad una persona seguire un incontro come questo di Creativa. Intanto Giovanna Ugolini ai piedi di un albero, vestita di nero con in capo una scatola, esegue “ Hommage a Raymond Roussel”, legge uno scritto e svuota un sacchetto rosso con stelle o foglie, poi apre la scatola sul capo srotolando un pieghevole lunghissimo, un collage di immagini di R. Roussel. Il gruppo degli Slan di Sandra si prepara a coinvolgere buona parte degli artisti e non nei loro “Spigoli di carta”. Questa interessante azione di poesia visiva lineare e concreta si dipana in un gioco di letture, movimenti, ruoli. A figure geometriche descritte i giovani dello Slan fanno corrispondere delle composizioni di corpi, con la lettura di un testo poetico ad esse congiunto. Ad esempio: trapezio, quadrangolo con due lati paralleli ma di diversa lunghezza, corrisponde la poesia “PROTOsilenzio. L’orologio è fermo. Sopra alla mensola la ballerina con una gamba consola la sua sconfitta” e la costruzione di un trapezio con l’aiuto di Daniel Daligand, Aldo Cerasuolo, Gianni Broi e Emanuele Gagliano. Gianni Donaudi legge, dal palco, la sua poesia contro. Parlo con Daligand che mi spiega perché non vuol

fare qui la sua “Lezione di Topolinologia”, secondo lui c’è poca intimità, troppo rumore e sono d’accordo, ma se vuole noi possiamo raccoglierci e creare un piccolo fuoco. Allora decide di eseguirla. Siamo tutti intorno e lui dispone dei fogli, del nastro adesivo e un paio di forbici sul bordo della vasca. Con i suoi modi gentili prepara un “anello di Moebius”, lo taglia al suo interno creando un grande anello e poi taglia un altro in tre strisce e quando ce lo mostra, alé è la forma di Topolino!!! Applauso. Ana Milovanovic ci fa vedere il risultato del laboratorio creativo fatto con i ragazzi della scuola media, è stupendo, un enorme burattino costruito con materiali di scarto. Il sole ha allungato le ombre, ci guardiamo stanchi e soddisfatti, il programma è terminato. Ognuno ripone le sue cose e saluta l’altro con strette di mano e promesse di proseguire il cammino iniziato, d’altra parte quest’anno sul manifesto c’era scritto “Il luogo dei destini incrociati”. Claudio sale sul palco e annuncia l’appuntamento del 2009 e con questo chiude la nona edizione di Creativa.

Franco Piri Focardi

*Si ringrazia per le fotografie: Gianni Cermasi, Alfonso Caccavale e Patrizia Focardi

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