Sabato 24

Andiamo alla scuola, c’è Ettore Le Donne avvolto in un telo con falce e martello e la scritta “Scandalo!!!”. Mariano Bellarosa ha già posizionato la sua installazione sul muro, una fila di strani personaggi a grandezza naturale disegnati a pennarello che ci osservano partecipi di questa variegata compagine. C’è Silvia Franci, pronta al suo debutto. I Tunnal sempre sorridenti, ed in arrivo I Santini Del Prete. Claudio ha piazzato la grande macchina da scrivere che non funziona! E Gianluca mima la dattilografa. Sono le 11.30 dobbiamo salire in aula. La prof. Martelli sta accompagnando gli alunni. Introduco brevemente ciò che vedranno e sentiranno. Una classe è già preparata dalla prof. Mannucci. L’altra non sa niente. Bertola inizia una vera lezione su-le parole, sulla loro com-posizione e s-com-posizione leggendo due testi com-posti da parole che si com-penetrano. Alberto Vitacchio, legge prima una poesia di un condannato rinchiuso nel braccio della morte, dopo parla del gioco dei testi e delle parole. Conclude con una improvvisazione interpretando l’avviso della scuola sulle regole per l’utilizzo dei computer.

I ragazzi sono completamente presi e ridono di gusto. Facciamo provare a loro. Due gruppi, uno di tre ragazzi e l’altro di quattro ragazze, hanno appreso immediatamente e subito lo mettono in pratica. Diamo spazio agli altri artisti. Inizia Daniel Daligand con una lezione di topolinologia: è davvero incredibile con quanta leggerezza riesca ad intrattenere e spostare la nostra attenzione in un mondo immaginifico. Ana Milovanovic prova, in inglese, a spiegare i patterns e propone per il giorno dopo un laboratorio creativo. Tito Truglia legge una sua ghiottona poesia e… data l’ora!?! Poi propone un incrocio tra due poesie. Seguono I Santini Del Prete con Raimondo che fotografa gli alunni con cappellini rossi e blu mentre Franco parla dei treni. Un tripudio! Chiude Anna Boschi, con una poesia saluto ringraziamento sul tempo, sul valore del tempo, sull’importanza che il tempo ha nella nostra vita. Ringrazio gli alunni e mando a mensa gli artisti. La Prof è entusiasta e ci ringrazia per questa lezione di libertà espressiva e di umanità artistica. Mentre salgo in macchina vedo, finalmente, arrivare Dudek-Durer. Riconosco immediatamente la sua figura asciutta, i capelli lunghi e il barbone. In tre stentate parole lo saluto, mi dice del lungo viaggio. Alcune foto insieme, c’è anche Claudio che mi racconta dell’attesa notturna. Irene e Camilla lo hanno aspettato e portato alla Pieve. Via a casa!

Ritorno alle 15. Altri sono arrivati: Vittore Baroni e Gianluca Cupisti, gli Slan di Sandra insieme ai genitori di Sandra Mazzini che ormai sentono questo incontro come un luogo di amicizia e di affetti, Francesco Mandrino, Alfonso Caccavale, Monica Michelotti con Cobas e Marzia Dati. Elda Torres che finalmente è riuscita a partecipare. C’è anche Carlo Brisotto che però non riuscirò ad incontrare. Decidiamo di fare subito la presentazione. Breve discorso introduttivo, commenti sulla Cen’Arte e saluto ai presenti: uno per uno. Tito Truglia, primo nel programma, legge alcune poesie dal suo libro da poco pubblicato “Assalti Poetici”. Poesie dirette, fisiche che parlano dell’uomo in generale ma che lo sorprendono anche nel suo intimo rovello. Usciamo nel piazzale dove Anna Boschi sta per iniziare la sua performance “Se la guerra…fosse una colomba”. Anna recita indossando una lunga tunica nera le parole accorate e piene di emozione sul dolore, sulla distruzione, su la rovina che la guerra porta, ha in mano una colomba bianca simbolo dell’amore che dovrebbe portare sul mondo, lei si gira si avvicina e lascia nelle mie mani la colomba ed è allora che vedo quel rivolo di sangue che le solca il corpo. I banchetti disposti ai lati del piazzale mostrano già le autoproduzioni multicolori ben distese sui piani: libri, opuscoli, CD, video: ognuno ha messo ciò che fa e coglie l’occasione per mostrarlo agli altri. Intanto Paola Rivabene si prepara, si scusa per l’emozione e per il bisogno di sedersi, in coro gli diciamo di non preoccuparsi. Legge alcune intense poesie dal suo libro autoprodotto. Poi è la volta di Francesco Mandrino che fa il suo ingresso coperto da una pelle e battendo due pietre. Si guarda intorno curioso, interrogativo. Si toglie la pelle abbandona le pietre rimane col gonnellino da Tarzan e indossa soddisfatto una tunica bianca trovata sul palco, prende una pergamena l’apre, legge, strabilia. Trova un paio di pantaloni, gli indossa e afferra un libro che sfoglia e si avvicina a me mi mostra il paragrafo “Lorenzo il Magnifico”. Prosegue nell’evoluzione indossando un giacchino e leggendo un giornale, si mette le cuffie ma…ALT! di colpo, ripercorre i passaggi all’indietro scappando via con la pelle e battendo le pietre!! Intanto Monica Michelotti ha posizionato le sue sculture antropomorfe, grandi sagome di mani, piedi, teste in plexiglass da cui traspaiono segni, lettere. Il sonoro trasmette frasi e pensieri, mentre Monica mima i vari passaggi di una ipotetica “Rivoluzione dei libri”. La ribellione contro i nuovi media ed il piacere della lettura, seduta e sprofondata tra le pagine. Rientriamo nella stanza gli Slan di Sandra recitano alcuni brani di “Reparto 15” dialoghi fra malati di mente e assistenti. Quello che se ne riceve è l’incomunicabilità, una sorta di ipocrisia del mondo verso il malato, una volontà di avvicinamento più per prassi che per vera umanità. L’uomo è nudo e noi temiamo la nudità! Sembra che il video funzioni così decidiamo di proiettare il video di Nando Romeo “Non c’è pericolo” sulle morti bianche e prendendo spunto dal filmato, dall’immagine simbolo di un operaio malato ai polmoni, cerchiamo di capire insieme a Maurizio Vitiello quale importanza ha l’icona nel mondo contemporaneo. Usciamo nel piazzale dove Baroni e Gunther hanno preparato un tavolo con un foglio bianco, è “Blindrawing” ovvero disegno ad occhi chiusi. Seduti uno davanti all’altro iniziano a disegnare mentre suona il brano Let’s Network Together delle Forbici di Manitù. Dopo è un assalto da parte di tutti i presenti per indossare la

mascherina e provare a disegnare: è un bel coinvolgimento generale. Daniel Daligand si prepara per la sua performance “Uno è Trino”. Aiutato dalla moglie Christiane si porta, tutto coperto da un telo nero e con un paio di guanti topolinesi, al centro del piazzale dove tentando di scoprirsi mostra brevi bagliori di una maschera che poi sono tre, ne toglie una poi l’altra, rimane con una sola mostrando i tre cerchi sopra alla sua maglia. E’ il momento di presentare il libro di Alfio Petrini. Rientriamo tutti dentro. Patrizia mi prepara il computer, mi accosto all’autore ed inizio parlando del libro, poi come d’accordo gli leggo alcuni frasi del suo manifesto che per me sono fuoco vivo e gli chiedo di commentare. Comincia a parlare della sua attività passata, delle sue esperienze e di ciò che vorrebbe vedere, sentire, critica le azioni appena viste, alcune cose sono giuste altre discutibili, chiedo ai presenti se vogliono intervenire, qualcuno risponde a tono, altri pongono domande e lui conclude con un: “avete visto come sono riuscito a farvi agitare?!” Giorgio De Cesario ha allestito la mostra dei suoi quadri e delle sue sculture in un angolo del piazzale: in mezzo al verde appaiono le sue figurine allungate, distorte e disorientate e proprio qui si svolge la strana azione di Ana Milovanovic “San Sebastiano”, sull’erba lungo il balzo e accanto ad un albero, non so’ se è una simbiosi con la natura o una lotta con essa. Ecco dopo un lungo viaggio Adolfina De Stefani. Andiamo all’interno dove Eugenia Serafini ci propone “Piccole donne crescono” poesia collage di frasi vere prese dai giornali sulla donna e, dopo aver disposto sul pavimento immagini di uomini, viaggi e pubblicità, compie la lettura con un ritmo dinamico. Tutti fuori! Gianni Donaudi ricorda la figura di Teresio Zaninetti e declama una poesia che ha dedicato all’amico Teresio, poi ci legge la poesia in forma di mitra, una poesia cruda, un urlo contro il sistema e Petrini scatena la sua polemica, si dissocia, ci intima di dissociarci. Tutti ci guardiamo allibiti. Dissociarci da cosa? Da una poesia? Gianni cerca di spiegare in quali condizioni Teresio abbia scritto quella poesia. Ma Petrini se ne va all’interno. Quando entro lo trovo seduto. Mi ferma e mi chiede di dissociarmi… Da cosa? Dico io. Dalla violenza… Ma certo che sono, e siamo, contro la violenza! Ci impegniamo per la pace, per la giustizia, per la libertà. Siamo contro la guerra… e quella è una poesia con parole dure che certamente fa riflettere! Sì, ma tu come direttore artistico… lo guardo, direttore di che? Ma a Creativa non esiste! Noi siamo solo gli organizzatori. Ogni artista autogestisce il proprio spazio “Creativa” è l’incontro per l’autoproduzione artistica e culturale!! Intanto I Santini Del Prete vestiti da ferrovieri, si sono seduti in meditazione davanti ad una cornice ed hanno acceso un proiettore di luci colorate: Alfonso Caccavale vestito da vigile fischia ed intima di entrare (qualcuno crede addirittura ad una vera irruzione). Il vigile si unisce ai ferrovieri e con la cornice in mano si mettono a volteggiare in mezzo ai colori formando “Il trittico della non-arte”. Elda Torres, che ha esposto sulla porta il suo “elogio dell’inappartenenza” si siede e ci legge una sua poesia. Carla Bertola e Alberto Vitacchio hanno preparato la performance “P.O.Box 3877 Jackson, Georgia” sulla pena di morte dopo aver conosciuto, tramite uno scambio di corrispondenza, Roberts Butts un giovane rinchiuso nel braccio della morte; sono in piedi pronti nel piazzale e quando parte la registrazione con voci e suoni ognuno di loro muove ed agisce nello spazio elencando il dolore, la sensazione del vuoto, la paura di morire e l’altro le fredde pratiche che il rituale impone, un freddo rituale di morte, i suoni si susseguono si alterano anche il

tempo è dilatato. Carla trascina una lunga catena, Alberto lentamente gliela avvolge intorno, ormai è l’ora fatale “io non voglio morire!” Un applauso per sciogliere la tensione. Il Gruppo Tunnal (Gunther e Colette Ruch, Alexia e Marina) ci aspetta all’interno: sono in piedi ognuno col suo pacchetto di fogli che costituisce la partitura, nel silenzio recitano con ritmo preciso il nome di colori in varie lingue con varie tonalità è un minimalismo sonoro di grande intensità, le scansioni determinate a turno creano dei piccoli mutamenti di prospetto e un gioco di fogli colorati tenuti davanti al viso introduce nel ritmo sonoro un ritmo grafico, infine agitando delle bottiglie con all’interno dei sassi creano una cesura rumorosa. Intanto all’esterno Adolfina De Stefani attacca con il nastro un grande foglio alla parete ed uno sul pavimento e fa partire il brano “Feio” di Miles Davis. Indossa come se fossero spatole due dischi 33 giri di vinile e dal suo assistente Antonello Mantovani si fa versare del colore rosso sull’uno e del nero sull’altro quindi lo spalma sul foglio alla parete al ritmo della musica. Lentamente appaiono i lineamenti di un volto. L’opera resterà nell’archivio di Creativa.

Mentre gli artisti consumano la cena io ritorno a casa a riposarmi.

Alle 21,30 io e Patrizia arriviamo alla mostra di ALT! e facciamo accendere la luce. Mentre lei appende gli ultimi arrivi, ecco gli artisti pian piano animare la mostra. In mezzo alle opere che esprimono la libertà creativa degli artisti di tutto il mondo, una libertà di espressione davvero totale, noi ci sentiamo come delle anime aperte in contatto con ognuno di loro! Quando ci siamo tutti Patrizia tira

fuori i lumini e cercando di farne accendere uno a testa chiedo di gridare un ALT! a qualcosa. Quando la fila di 36 è completa. Patrizia e Irene compongono un ALT! luminoso e febbrile. Ripartiamo con la Promenade fino alla Piazza XXV Aprile, dove Gianluca Cupisti ci legge due poesie che salgono leggere fra le foglie degli alberi appena illuminate ed Ettore Le Donne con la sua bandiera con Falce e Martello si stende sul palco mimando la morte dell’ultimo comunista… ma subito dopo si rialza ed è la rinascita del nuovo comunista! Via verso la piazza del Comune, dove Silvia Franci ha già delimitato con lumini accesi il suo spazio scenico così Lucia Bencistà sale per spengere il faro. Silvia inizia, rimanendo in tunica bianca, il suo “Absentia”. E’ un crescendo di movimenti quasi di danza, col suono del bastone che fende l’aria e la ricerca di un senso che sfugge davanti ad uno specchio che non può riflettere l’anima. Prende la scena Leonello Rabatti recitando a memoria i suoi versi. Segue Donaudi che col suo tipico accento legge una anal-poesia. Mentre Leonello rilancia con una poesia d’amore. Tito Truglia interviene con una sua composizione sul Cavaliere. Carla Bertola con un suo brano recitato ed Eugenia Serafini con l’ode al vino. Riprende Tito Truglia con le centomila cose che si possono fare, e dopo cinque minuti che elenca, a qualcuno prende l’angoscia: “Non vorrà mica elencarcele tutte!!! Nel frattempo sono accaduti strani movimenti, Petrini vista la porta del Comune aperta si è introdotto fulmineo e tutti ci chiediamo che cosa starà dicendo all’assessore che è ancora all’interno. Quando infine escono Lucia è visibilmente contrariata. Ma noi dobbiamo andare via una buonanotte veloce a tutti salutando più fortemente chi domani non ci sarà.


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